ANZIANITÀ

L’anzianità è un problema. Alcune culture hanno deciso di farlo diventare un valore, ma se siamo onesti e obiettivi non ci vuole tanto a capire che è SEMPRE un disvalore.
Non voglio mancare di rispetto a zii, nonni e bisnonni ma – ci piaccia o meno – la vecchiaia è l’anticamera della morte. E più andiamo avanti con l’età e più siamo un peso per la società.
Almeno dalla Rivoluzione Industriale in avanti.
Prima di quel periodo non lo so, e non mi interessa approfondirlo in questo articolo.
Tra le varie cose orribili dell’invecchiamento c’è il fatto che noti prepotentemente come tutto sia cristallizzato e di come le generazioni e le mode si ripetano in modo ottuso.
Non è tanto una questione di cosa-vuole-il-mercato e del nostro riuscire a rispondere esclusivamente riciclando idee e imbellettandole alla bell’e meglio con della cosmesi posticcia: il problema è che vogliamo continuare a credere che esiste la Creatività (che invece non esiste) e non sappiamo come sostenere questa grande bugia.
Ho contratto una malattia chiamata “Anzianità”, che mi ha dato la lucidità per capire queste brutte cose e ti invito caldamente a NON PROSEGUIRE CON LA LETTURA dell’articolo, perché nella tetra oscurità della tana del Bianconiglio (ovvero dal prossimo capoverso) le cose non possono far altro che peggiorare.

L’INCIDENTE SCATENANTE

Tutto è partito quando un mio fratello spirituale mi ha regalato i quattro librigame della serie Sortilegio (qui potete acquistare il primo numero della recente ristampa a cura di Salani https://amzn.to/3EG4g0E), gettandomi senza salvagente nell’oceano in tempesta della nostalgia e dei ricordi.
S-CIAFF! E ORA NUOTA HELIOS, NUOTA!!!
Il territorio di Kakhabad, la fortezza di Mampang, le colline Shamutanti, la porta di Cantopani, Analand…
Quanti luoghi oscuri e pericolosi. Quante morti inaspettate durante la lettura. Quante creature orribili ed oscure…
Mentre pensavo a queste ed altre cose mi è venuto in mente che già dagli anni ’80 del secolo scorso era forte, anzi fortissima, la presenza del DARK FANTASY e che non è quindi una moda passeggera da bimbiminkia rilanciata da qualche videogame o da quell’opera d’arte grafica travestita da gioco di ruolo chiamata “Mörk Borg”.
Guardando le copertine di Sortilegio (Sorcery! in originale) mi sono tornati in mente Realm of Chaos: Slaves to Darkness e Realm of Chaos: the Lost and the Damned… Due meravigliosi volumi ambientati nel mondo di Warhammer, pieni di illustrazioni cupe, oscure, demoniache, perverse e disturbanti dedicate alle quattro divinità del Caos.
Nei decenni purtroppo il politically correct ha vinto anche sulla Games Workshop e sia le illustrazioni, sia le sculture delle miniature sono state progressivamente censurate e corrette: dove una volta c’era un minotauro macrocefalo armato di falce fallica e vestito con una tuta in latex e catene da cui fuoriuscivano sei mammelle femminili, ora c’è un’ipocrita figura asessuata con artigli vestita con mantellini innocui…

DUE LATI DELLA STESSA BRODAGLIA

Ma vabbè, per fortuna non tutto il mondo si corrompe alla correttezza politica quindi ogni tanto si riesce ancora a vedere qualcosa di lercio e marcio.
Ragionando su queste belle cose sono arrivato alla conclusione che non c’è differenza tra dark fantasy e fantasy: sono solo due sfumature per specialisti.
Un po’ come succede con tutti i sottogeneri del metal. Per un orecchio esterno il metal è tutto uguale (anzi, tutto brutto uguale) ma un vero metallaro è in grado di riconoscere (e di discutere inutilmente per anni) riguardo a cosa sia Heavy metal, Power metal, Death metal, Prog death metal, Swedish death metal, Thrash metal, Technical thrash metal, Death thrash metal, Black metal, Blackened death metal, Folk black metal, etc. etc.
Allo stesso modo solo un nerd con altissimi livelli di sociopatia e disagio conosce i sottogeneri del fantasy. Il resto del mondo no.
Quando ho formulato questo pensiero amorevole non mi sono soffermato tanto sulle afflizioni mentali di noi nerd (di cui credo non se ne parli mai abbastanza ma di cui nessuno vuole mai parlare, fingendo che vada tutto bene) quanto sul termine “SOTTOGENERE”.
Così mi sono chiesto: il fantasy è davvero un genere? 
E la risposta che mi sono dato è: PROBABILMENTE NO.
Il discorso su cosa sia un genere è talmente lungo e complesso e ha talmente tante implicazioni che ti invito ad approfondire l’argomento sul manuale base di BE-MOVIE (https://heliosgames.it/be-movie/).
Il succo comunque è che secondo me (ripeto: secondo me) qualsiasi opera fantasy (letteraria, cinematografica o ludica) non è altro che un’opera di genere AVVENTURA incastonata in una violentissima visione giudaico-cristiana di lotta tra Bene/Male nella quale i personaggi provengono dal folklore anziché dalla realtà.
Ecco perché apprezzo particolarmente le opere nate come metafora o rilettura della Storia reale.
Oddio… a dire il vero al momento conosco solo Dhakajaar che ha questo approccio (!) ma magari esistono tantissimi romanzi che lo fanno.
Peccato solo che io non legga romanzi.
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